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giovedì 23 gennaio 2014

Tempi relativi

Attendendo una risposta dalla mia università italiana (Heimatuniversität), in merito all'invio dei moduli inerenti al "Riconoscimento preventivo" dei corsi che sto seguendo in Germania, mi torna in mente quando, qualche tempo fa, inaspettatamente, ricevetti una mail nella mia casella di posta elettronica, direttamente sul cellulare. La mail in questione mi veniva inviata direttamente dalla mia facoltà, da nientepopodimenoche il CRI (Centro Rapporti Internazionali) del mio ateneo.

venerdì 27 settembre 2013

"Attento: puzza di accordo!"

"Attento: puzza di accordo!"

Questo (in figura) si chiama "Learning agreement". È il vostro peggiore nemico, il vostro incubo di mezza estate, il male sotto le mentite spoglie dell'organizzazione burocratica, il supporto su cui il diavolo scrive le pene da infliggere ai dannati. Dante sarebbe svenuto volentieri cento volte di fronte a questa maledizione per sottrarsi all'amaro e ingrato compito che consiste nella sua compilazione.
Anche io, dopo varie peripezie e inutili scartoffie, sono riuscito a compilarne uno definitivamente. Più o meno.
E qui entra in scena il bello: il "Learning" è, come dicono i bandi e le aree dedicate sui siti universitari, OBBLIGATORIO MA PROVVISORIO. In poche parole: inutile. Serve solo per dire "ho organizzato una sorta di piano di studio, la mia buona volontà mi rende un vero studente". La mia università lo bollerà-timbrerà-firmerà-controfirmerà e diverrà parte della documentazione ma, in pratica, non sono tenuto a rispettarlo, è un post-it che non si incolla: serve a ricordarmi che devo sostenere esami e attività per poter ottenere crediti che serviranno confermare i soldi che l'Europa mi concede. Una sorta di patto con il diavolo preventivo.